
A Catania, nei giorni dedicati a Sant’Agata, la fede non si esprime soltanto nei ceri, nelle processioni e nei canti, ma prende forma anche nei laboratori delle pasticcerie e nelle cucine di casa. I dolci agatini non sono semplici dessert: sono simboli, racconti commestibili, memoria collettiva che attraversa i secoli e arriva fino ai giorni nostri, intatta nella sua forza evocativa.
Al centro di questa tradizione ci sono le minnuzze di Sant’Agata, piccoli capolavori di pasticceria dalla forma inequivocabile. Realizzate con una base di pan di Spagna, farcite con ricotta di pecora setacciata e zucchero, ricoperte di pasta reale e glassa bianca, culminano con una ciliegia candita. Un dolce che nasce dal martirio della Santa e che, nel linguaggio popolare, trasforma il dolore in offerta, la violenza subita in segno di devozione. Mangiarle, a Catania, non è mai un gesto banale: è un rito, quasi una promessa.
Accanto alle minnuzze, durante la festa compaiono le olivette di Sant’Agata, piccoli dolci verdi a base di pasta di mandorle. La tradizione le lega a uno degli episodi più noti della vita della Santa: la sosta miracolosa davanti a un ulivo, che avrebbe offerto ristoro ad Agata durante il cammino verso il martirio. La forma semplice, il colore intenso e il gusto delicato raccontano una fede più intima, domestica, legata al gesto quotidiano del dono.
Non manca, sulle tavole agatine, la cassata siciliana, nella sua versione più ricca e barocca, spesso preparata proprio per i giorni della festa. Ricotta, pan di Spagna, frutta candita e glassa diventano metafora di abbondanza e rinascita, in un periodo dell’anno – l’inverno – in cui la città celebra la sua Santa come segno di protezione e speranza.
Attorno a questi dolci simbolo ruota un universo più ampio fatto di torroncini, paste di mandorla, biscotti speziati e zuccherini, che animano le vetrine e accompagnano le lunghe giornate di devozione. Ogni pasticceria custodisce una variante, un dettaglio, una ricetta tramandata, perché a Catania anche il gusto è una forma di identità.
I dolci di Sant’Agata sono dunque molto più di una tradizione gastronomica. Sono narrazione, corpo e memoria. Raccontano una città che, anno dopo anno, continua a riconoscersi nei suoi simboli, trasformando la fede in sapore e la storia in dolcezza condivisa. E mentre la festa attraversa le strade, tra ceri e campane, è proprio da una vetrina di pasticceria che spesso arriva il primo segno: Sant’Agata è tornata, anche nel gusto.










