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Parole in pentola. Perché l’UNESCO si mangia

2026-01-24 06:00

Redazione

Focus, eventi, modica, unesco, parole-in-pentola,

Parole in pentola. Perché l’UNESCO si mangia

Non una semplice cena né uno spettacolo da guardare, ma un’esperienza da attraversare: un percorso in cui piatti e parole dialogano

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Al Pietre Nere Resort di Modica torna Parole in Pentola, l’appuntamento che intreccia letteratura, teatro e cucina per rendere omaggio al valore culturale della Cucina italiana riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Ospite della serata lo scrittore e saggista Andrea G.G. Parasiliti, accompagnato dalle incursioni teatrali della Compagnia GoDoT.

 

Dopo il successo della scorsa edizione, sabato 31 gennaio, a partire dalle 20.30, il ristorante Spirito Mediterraneo del Pietre Nere Resort ospita una nuova edizione di Parole in Pentola, una serata in cui la cucina italiana smette di essere solo nutrimento per farsi racconto, memoria, relazione.

 

Non una semplice cena né uno spettacolo da guardare, ma un’esperienza da attraversare: un percorso in cui piatti e parole dialogano, prendendo le mosse dal riconoscimento UNESCO della Cucina italiana come patrimonio vivo, condiviso e in continua evoluzione.

 

Il titolo completo dell’evento, “Parole in pentola. Perché l’UNESCO si mangia”, introduce il cuore della serata: l’incontro con Andrea G.G. Parasiliti, scrittore e studioso con un dottorato in Studi sul patrimonio culturale, da anni impegnato tra saggistica e narrativa su temi che spaziano dal Futurismo ai Food Studies fino ai Disability Studies. Parasiliti è autore dell’omonimo volume Parole in pentola (Biblohaus), nato dalle lezioni tenute presso l’University of Toronto e arricchito dai contributi di docenti, giornalisti e studiosi di primo piano, impegnati nell’indagare le radici profonde dell’identità gastronomica italiana.

 

Una riflessione teorica che lo chef Claudio Ruta ha tradotto in cucina, dando vita a un vero e proprio percorso narrativo gastronomico. Attraverso il confronto con Parasiliti sull’evoluzione della cucina dall’Ottocento a oggi, Ruta ha costruito un menù che unisce memoria e innovazione, racconto storico e creatività contemporanea.

 

«La cucina italiana – spiega lo chef – si fonda sul rispetto degli ingredienti e sulla trasmissione dei saperi antispreco tra generazioni. Preparare un piatto non è solo un atto gastronomico, ma una pratica sociale di tutela del territorio e della memoria».

 

A rendere la serata ancora più dinamica saranno gli interventi teatrali della Compagnia GoDoT di Ragusa. Gli attori Federica Bisegna e Vittorio Bonaccorso, insieme al cast, accompagneranno la cena con pièce originali, innestando ironia, ritmo e imprevedibilità nel racconto dei sapori.

 

Il cuore teorico dell’incontro emerge nelle parole dello stesso Parasiliti, che richiama il contributo del professor Massimo Montanari, tra gli estensori del dossier UNESCO per la candidatura della cucina italiana: «La Cucina italiana è, prima di tutto, un luogo di relazione. Non un’identità monolitica, ma una pluralità che dialoga. Molti ingredienti che oggi consideriamo “italiani” arrivano da altrove: il pomodoro dal Sud America, il caffè dal mondo arabo, la pasta secca da antiche contaminazioni mediterranee. Questa capacità di accogliere e trasformare è il vero simbolo dell’identità italiana».

 

Una cucina che diventa memoria condivisa, rito sociale, strumento di comunicazione intergenerazionale, capace di unire nonne, madri e figli in un linguaggio che va oltre la ricetta. «Non è il riconoscimento di un piatto – conclude Parasiliti – ma di un metodo, di un modo di stare insieme. È cultura».

 

È proprio a questo patrimonio vivo, fatto di storie, territori e contaminazioni, che il Pietre Nere Resort dedica una serata che esce dagli schemi tradizionali della ristorazione, scegliendo di raccontare la cucina come atto artistico, politico e sociale.

 

Segue il menù della serata, pensato come una vera drammaturgia gastronomica, dall’incipit all’epilogo, dove ogni piatto è capitolo di un racconto che attraversa secoli, idee e visioni, dimostrando che sì: l’UNESCO, a volte, si mangia davvero.

 

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