
Con il passare del Santo Stefano, le luci natalizie restano accese, ma qualcosa cambia nel ritmo delle giornate. Dopo la maratona gastronomica che ha coinvolto milioni di famiglie italiane tra la Vigilia e il 26 dicembre, si apre una parentesi particolare dell’anno: quella del “post-feste”.
Non è solo un momento di quiete. È un rituale collettivo non scritto, fatto di tavole ancora imbandite, avanzi da reinventare e un tempo che sembra rallentare. È il tempo sospeso del dopo-Natale, una fase di decompressione dopo l’intensità delle celebrazioni.
Avanzi, lentezza e nuovi ritmi
Il giorno successivo diventa così un crocevia tra riposo e consapevolezza. Le città si fanno più lente, le agende si svuotano e il frigorifero si riempie di preparazioni che testimoniano l’eccesso – calcolato – dei giorni precedenti. È il momento degli avanzi, non solo come gesto di economia domestica, ma come atto creativo e di rispetto per il cibo.
Nel frattempo, la digestione non è solo fisiologica, ma simbolica. Si metabolizza il tempo trascorso, le relazioni ritrovate, la dimensione familiare che spesso riemerge solo in questi giorni.
Tra bilanci e nuovi inizi
Il 27 dicembre segna per molti anche l’inizio di riflessioni sul nuovo anno. Le ricerche online su diete, attività fisica e buoni propositi aumentano esponenzialmente. Eppure, dietro il desiderio di “compensare” gli eccessi delle feste, c’è anche la voglia di riorganizzare il proprio tempo e corpo in vista della ripartenza di gennaio.
Gli esperti suggeriscono equilibrio. “È giusto riconoscere l’importanza del piacere condiviso, senza colpevolizzarsi. Il vero benessere nasce dal saper vivere appieno ogni momento, con misura e consapevolezza”.
Superata l’abbondanza dei giorni clou, resta l’essenza della festa: la possibilità di fermarsi, di ritrovarsi e di riscoprire, attorno a un pasto, ciò che ci lega come comunità, e nel frattempo ci si prepara al Capodanno con la fatidica domanda: "Cosa farai"?".










