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Dal giornalismo d’inchiesta al racconto del vino: il percorso umano e professionale di Salvo Ognibene

2026-02-15 06:00

Elisa Petrillo

Focus, Interviste, sommelier, salvo-ognibene, scrittore, giornalista,

Dal giornalismo d’inchiesta al racconto del vino: il percorso umano e professionale di Salvo Ognibene

Per Salvo Ognibene, parlare di vino significa parlare di storia, cultura e identità

C’è un filo invisibile che unisce le storie personali ai territori, le radici familiari alle scelte professionali, le passioni scoperte per caso ai destini che sembrano scritti nel tempo. È un filo fatto di curiosità, ricerca e identità. Lo stesso che attraversa la vita di Salvo Ogni Bene, giornalista, scrittore e sommelier, oggi tra le voci più autorevoli nel racconto del vino siciliano e italiano nel mondo.

 

L’incontro, avvenuto nell’ambito delle attività editoriali di Sud Gusto, si trasforma in un viaggio tra memoria, impegno civile e cultura enologica, restituendo il ritratto di un professionista che ha saputo evolversi senza mai tradire le proprie radici.

 

Dalle inchieste universitarie alla ricerca della verità

Il suo percorso non nasce nel mondo del vino. Dopo il liceo scientifico e gli studi in giurisprudenza, il suo primo impegno è nel giornalismo d’inchiesta. In ambito universitario contribuisce alla fondazione di un blog dal nome simbolico, 10 e 25, l’orario della strage di Bologna, segno di una vocazione precoce verso l’approfondimento dei nodi irrisolti della storia italiana.

 

Da quell’esperienza nasce anche il suo primo libro, tratto dalla tesi di laurea, che indaga il rapporto tra religiosità e nascita delle organizzazioni mafiose nelle regioni del Sud. Un lavoro che lo porta in giro per l’Italia con oltre cento presentazioni, segnando l’inizio di una carriera editoriale intensa e impegnata.

 

Il richiamo della terra e la scoperta del vino

Se l’impegno civile rappresenta la prima vocazione, il vino emerge come una rivelazione progressiva. Nato da famiglia siciliana e cresciuto con un nonno contadino, riconosce col tempo che il legame con la terra era già presente, come un seme destinato a germogliare.

 

Il ritorno in Sicilia segna la svolta: tra amicizie, cantine e confronti quotidiani, il vino diventa oggetto di studio, racconto e passione. Lui stesso ama definire questo momento come una “folgorazione sulla via del Nero d’Avola”, metafora di un incontro destinato a cambiare il suo percorso professionale.

 

Per Salvo Ognibene, parlare di vino significa parlare di storia, cultura e identità. Una bevanda che attraversa millenni e che racconta civiltà, territori e comunità.

 

L’Etna e la nuova centralità dei bianchi

Nel suo racconto emerge con forza il ruolo dell’Etna, oggi punta di diamante della viticoltura siciliana. Un territorio che, pur rappresentando poco più dell’1% della produzione regionale, esercita un fascino globale.

Tra le novità più significative, il sorpasso dell’Etna Bianco sull’Etna Rosso in termini di imbottigliamento, un dato storico che segna una nuova fase per i vini del vulcano. Il Carricante, in particolare, viene indicato come vitigno simbolo di questo futuro “straordinariamente bianco”.

Nonostante i numeri ancora contenuti, l’Etna si conferma laboratorio internazionale di qualità e identità, capace di attrarre l’attenzione del mercato globale.

 

Il vino come cultura, equilibrio e tempo

Nel ruolo di giudice in concorsi enologici internazionali, tra cui quello itinerante di Bruxelles,  richiama l’importanza dell’equilibrio come criterio fondamentale di qualità.

Un buon vino si valuta attraverso colore, profumi, gusto e armonia complessiva, ma soprattutto attraverso il tempo, elemento decisivo per l’evoluzione e la maturità. Un insegnamento antico, riassunto nel proverbio tramandato dalla nonna: “olio nuovo, vino vecchio”.

Il vino, spiega, non è solo prodotto ma progetto: alcune etichette nascono per essere bevute giovani, altre richiedono anni di affinamento. Comprendere questa differenza significa educare il consumo e valorizzare il lavoro dei produttori.

 

Sicilia, enoturismo e futuro

Guardando al presente e al futuro, Salvo Ognibene individua nel turismo enogastronomico una leva strategica per la Sicilia. Il vino non è più soltanto produzione agricola, ma esperienza culturale capace di attrarre visitatori e raccontare l’identità dell’isola.

 

Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio UNESCO e il ruolo della Sicilia come regione europea della gastronomia rafforzano questo percorso, inserendo il vino in un sistema più ampio di narrazione territoriale.

Tra i suoi obiettivi per il 2026, emerge la volontà di continuare a raccontare la Sicilia in Italia e all’estero, partecipando a eventi internazionali e promuovendo una cultura del bere consapevole, svincolata dal prezzo e fondata sulla qualità e sulla ricerca.

 

Un racconto che unisce memoria e visione

La storia di Salvo Ogni Bene dimostra come le traiettorie professionali possano evolvere senza perdere coerenza. Dalla ricerca della verità nelle inchieste al racconto dei territori attraverso il vino, il suo percorso resta guidato dalla stessa esigenza: comprendere e narrare la complessità.

Perché il vino, come il giornalismo, è innanzitutto un atto di testimonianza. Racconta chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto, dove stiamo andando.

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