La cucina è un luogo dell’anima. Un atto d’amore, un racconto condiviso, un gesto che unisce. In ogni piatto può vivere un ricordo, in ogni profumo il battito di una terra, in ogni sapore un frammento di storia. È così che si entra nel mondo di Coria, ristorante stellato che oggi pulsa nel cuore barocco di Catania, come un crocevia di emozioni e bellezza.
La firma è quella degli chef Francesco Patti e Domenico Colonnetta, che hanno fatto della Sicilia la loro musa e della memoria l’ingrediente segreto. Coria non è solo un ristorante: è una casa, un laboratorio poetico dove tradizione e innovazione si tengono per mano, cucendo assieme il passato e il futuro. «La cucina che unisce tradizione e innovazione, che valorizza l’autenticità dei sapori siciliani».
Così inizia il nostro viaggio. Lo chef Francesco, ci accoglie con un sorriso e l’umiltà di chi ha conquistato una stella Michelin senza mai perdere di vista la propria terra.
«È un piacere per me essere qui nella città di Catania con il nuovo ristorante, il nuovo progetto Coria che ha radici profonde. Nasce infatti nel 2008 insieme a Domenico Colonnetta, a Caltagirone. Da poco più di un anno ci siamo trasferiti qui in pieno centro». Il nuovo pubblico è vario, curioso, internazionale. Ci riportiamo tanta clientela che ci seguiva già da anni – aggiunge-, anche a Caltagirone, e che arrivava da Catania. Ora siamo più vicini. A questo si aggiunge però una clientela internazionale, sicuramente per noi è un aspetto molto importante. Così ci siamo avvicinati anche a Taormina. La presenza di tante strutture ricettive nel territorio è un valore aggiunto».
La cucina è viva, e con essa la scoperta di nuovi ingredienti. «Mi sta piacendo tantissimo giocare con la materia prima del territorio. Ho creato un piatto che nasce da un’ispirazione dolce, simbolo di Catania: la cassatina di Sant’Agata. L’ho rivista in chiave salata: un velo di seppia con ragù al nero, una crocchetta di piselli secchi come marzapane e un pomodoro candito al posto della ciliegina. Sta crescendo tanto qui a Catania, è molto apprezzato».
Coria è anche arte, architettura, atmosfera. «Siamo nel palazzo San Demetrio, palazzo barocco. Abbiamo voluto dare l’aspetto di una casa, con le carte da parati come si usava un tempo. L’oro è stato sostituito dall’ottone e i colori dominanti sono il nero e il rosso, quelli dell’Etna e della lava».
Ma come nasce una passione così profonda per la cucina? «I miei primi giochi sono stati le pentole. Aprivo gli sportelli e giocavo con le padelle. Da lì è nato tutto. Cucinavo per gli amici, in famiglia. È sempre stato un amore, poi diventato un lavoro». Un amore che è anche amicizia e sinergia con lo chef Domenico Colonnetta. «Ci siamo conosciuti al ristorante Duomo di Ciccio Sultano, a Ragusa Ibla. Lì è nata la nostra collaborazione, la voglia di creare qualcosa insieme. A volte abbiamo idee diverse, ma confrontarci ci arricchisce. Abbiamo gusti simili e la stessa visione della cucina».
Cardine di tutto, per entrambi, resta la stagionalità. «È fondamentale. Il prodotto dà il massimo nel suo tempo. Il pomodoro d’estate, le verdure a foglia d’inverno, i pesci che cambiano con le stagioni… Passeggiare nei mercati di Catania è fonte quotidiana d’ispirazione». Nel 2012 è arrivata la stella Michelin, una tappa importante.
«Un riconoscimento ambito, che dà visibilità internazionale. Ma soprattutto premia la filosofia: rispetto per la materia prima e per il territorio. Oggi molti viaggiano per cercare esperienze gastronomiche autentiche. E noi raccontiamo la Sicilia». Alla base, però, resta l’emozione. «La cucina nasce dalla memoria. Ogni casa ha la sua cucina, quella della mamma, della nonna. Sono sapori che ti porti dentro.
È quello che cerca il cliente: profumi e gusti che ha perso nel tempo. Noi li riproponiamo, magari in chiave moderna, ma senza tradire l’anima». Da questa filosofia è nato anche il progetto Squisiting, catering di alto livello per eventi e matrimoni. «Portiamo la nostra cucina fuori dal ristorante, soprattutto per la clientela straniera che sceglie la Sicilia per celebrare momenti importanti. E quando vengono qui, vogliono la norma, l’arancino… la nostra identità gastronomica».
E il futuro? Già in fermento. «A ottobre apriremo un bistrò, con ingresso da via Etnea. Sarà una proposta più veloce per chi vuole mangiare bene anche in pausa pranzo».
Alla fine dell’intervista, chiediamo a Francesco Patti di definire Coria con un aggettivo. Lui sorride: «Coria rappresenta territorio, tradizione e un legame profondo con la Sicilia».
Ed è così che si esce da Coria: con il cuore pieno, la mente rapita, e il palato che conserva l’eco di un’emozione. Perché la cucina di Francesco Patti e Domenico Colonnetta, non è solo tecnica, è sentimento e profuma di Sicilia.










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