
Grande partecipazione per la prima edizione di “Radici vulcaniche - tra lava, vigne e grandi vini” andata in scena a Randazzo (CT) il 29 e 30 agosto.
In due giorni la cittadina etnea ha accolto centinaia di persone che hanno potuto degustare le etichette di 41 cantine del territorio tra le vie di uno dei borghi più suggestivi alle pendici del vulcano.
Oltre alle degustazioni e alle masterclass sui vitigni autoctoni condotte da Luca Gardini, l’evento è stata occasione per riflettere con professionisti del settore da tutto il mondo sulle enormi potenzialità enoturistiche di uno dei territori già più attrattivi del panorama italiano. Non solo agenzie italiane, al festival erano presenti tour operator da diverse nazioni (Usa, Russia, Argentina, Francia e Belgio. Russia).
Etna al top nell’enoturismo
Secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2025, curato da Roberta Garibaldi, la Sicilia si colloca al secondo posto in Italia come destinazione enoturistica prediletta dagli stranieri, con l’Etna che si conferma sicuramente una meta di punta.
«Negli ultimi anni i vini del vulcano attivo più alto d’Europa stanno conquistando i mercati internazionali, nonostante le difficoltà che attraversa il comparto vitivinicolo – spiega Luca Sammartino, Assessore per l’Agricoltura, lo Sviluppo Rurale e la Pesca Mediterranea della Regione Siciliana –. I numeri dell’Etna DOC raccontano una crescita straordinaria, con un incremento del 771% nelle certificazioni tra il 2012 e il 2025, a conferma della qualità e dell’attrattività di questo territorio, Le nostre etichette hanno un duplice compito: rafforzare la reputazione dell’agroalimentare siciliano sui mercati internazionali e, allo stesso tempo, diventare un volano per il turismo. In questo scenario la Sicilia si conferma tra le destinazioni più desiderate dai visitatori internazionali, seconda soltanto alla Toscana, mentre l’Etna è ormai riconosciuto come un brand territoriale globale, simbolo di una straordinaria integrazione tra vino, agricoltura, ospitalità e patrimonio naturale».
L’obiettivo della Regione è continuare a investire in percorsi di promozione che coinvolgano tour operator e operatori del settore, affinché possano conoscere direttamente le eccellenze, le strutture ricettive e le realtà produttive presenti sul territorio. «Vogliamo fare della Sicilia la prima destinazione enogastronomica del Mediterraneo per i visitatori internazionali, valorizzando un patrimonio unico al mondo fatto di produzioni identitarie, paesaggi straordinari, cultura e accoglienza – ha aggiunto Sammartino – L’enogastronomia rappresenta uno degli strumenti più efficaci per raccontare l’autenticità della nostra Isola e generare sviluppo diffuso nei territori».
La crescita verticale della denominazione
A spiegare il successo siciliano sono anche i fattori che, secondo il Rapporto, orientano la scelta di una destinazione. Per l’85% degli intervistati conta la bellezza e l’integrità del paesaggio rurale, mentre il 76% considera importante la presenza di ristoranti locali e autentici. Seguono la reputazione dei prodotti enogastronomici, al 63%, e la disponibilità di esperienze dedicate al gusto, che incide per il 60%. Il bacino dell’Etna eccelle in tutti questi contesti grazie a tradizioni secolari che resistono e ad un apparato organizzativo sempre più efficiente ed innovativo.
Le preferenze turistiche si abbinano a una crescita imponente dei numeri della denominazione.
Gli ultimi dati dell’Osservatorio Irvo (Istituto Regionale del Vino e dell’Olio) hanno registrato un incremento delle certificazioni Etna doc (2012-2025) del + 771% (da 79 a 641) e di quantitativi di vino certificati che sono passati a +390% (da 9.426 a 46.152 ettolitri nel 2025).
«Per continuare questo percorso di crescita è fondamentale rafforzare la sinergia tra tutti gli attori del territorio – ha dichiarato Giusi Mistretta, commissario dell’Irvo –. L’Etna rappresenta un valore aggiunto straordinario per le nostre filiere, ma è attraverso il dialogo e il lavoro condiviso tra produttori e operatori turistici che possiamo trasformare questo potenziale in nuove opportunità. Abbiamo già costruito un sistema solido e proficuo, ma la sfida è continuare a crescere, non solo nei numeri, ma soprattutto nella qualità, nella capacità di fare rete e nel valore che sappiamo offrire al territorio».
Le 41 cantine
Aitala, Barone di Villagrande, Benanti, Buscemi, Camporè, Cantine Patria, Cantine Russo, Cottanera, Cusumano, Destro, Donnafugata, Francesco Modica, Firriato, Fischetti, Generazione Alessandro, Girolamo Russo, Graci, Graziella Camarda,I Custodi delle Vigne dell'Etna, Idda, La Gelsomina, Maugeri, Murgo, Neri, Nicosia, Palmento Costanzo, Pietradolce, Quantico, Raciti, Restivo, Serafica Terra di Olio e Vino, Tasca d'Almerita, Theresa Eccher, Tenute Drago, Tenuta di Fessina, Terra Costantino, Terre Darrigo, Tornatore, Travaglianti, Vigne alte e Verderame.










