
Nel cuore dell’isola interna nasce un modello lento, concreto e condiviso: natura, cibo, memoria e comunità per fermare lo spopolamento.
Longi prova a fare una cosa semplice solo in apparenza: trasformare la bellezza in futuro.
Non la bellezza da cartolina, buona per un selfie sui social e poi via verso la prossima tappa.
Ma una bellezza abitata, camminata, cucinata, raccontata.
Una bellezza che diventa economia locale, turismo sostenibile, orgoglio comunitario.
Il Longi Outdoor Fest, che si è svolto tra il 28 maggio e sino al 2 giugno scorso, non è stato soltanto un calendario di escursioni tra Rocche del Crasto, Stretta di Longi, Cascata del Catafurco e Bosco di Mangalaviti.
È stato, più seriamente, un esperimento politico e culturale costruito con sapienza dall'amministrazione comunale di Longi con l'associazione La Stretta guidata dalla guida AIGAE Barbara Cangemi e Calogero Castano: organizzazione impeccabile.
Un paese dei Nebrodi di 1.600 anime che prova a dire: non siamo periferia, non siamo margine, non siamo il fondale pittoresco della Sicilia che si svuota.
Siamo territorio vivo.
E vogliamo restarlo.
Il punto è tutto qui: fare sistema.
Longi da sola può poco.
Longi insieme ai comuni vicini può diventare destinazione.
Da qui il coinvolgimento dei centri confinanti e dell’area nebroidea, in una logica che supera il campanile e prova a costruire un’offerta comune.
Sentieri, natura, ospitalità, produzioni locali, tradizioni alimentari, guide, associazioni, famiglie, scuole, imprese.
Non un evento calato dall’alto.
Ma un patto di comunità.
Il turismo sostenibile funziona solo se chi vive il territorio ne diventa protagonista.
Altrimenti è colonizzazione gentile: arrivano i visitatori, consumano il paesaggio e se ne vanno.
A Longi, invece, la sfida sembra diversa.
Portare il visitatore dentro una comunità.
Fargli incontrare i luoghi, certo.
Ma anche le persone.
La cucina domestica, le storie di paese, la biodiversità rara della Petagna, i boschi, le rocce, la fatica antica delle trazzere.
In questo percorso si inserisce anche il recupero del Parco Avventura dei Nebrodi, intitolato ad Antonio Araca, figura legata alla nascita di quella visione outdoor che oggi torna centrale.
Un’infrastruttura che può diventare leva vera per famiglie, giovani, scuole e turismo attivo.
A condizione, ovviamente, che non resti prigioniera della solita liturgia siciliana: inaugurazione, targa, applausi e poi chi s’è visto s’è visto.
C’è poi la storia potente del Rifugio del Sole di Angelo Pidalà.
Un ritorno personale che diventa racconto collettivo.
Da Roma ai Nebrodi.
Dalla carriera di hayr celebrity sylist alla ricerca di senso.
Da un capanno di pietra sulle Rocche del Crasto a un luogo di accoglienza, arte e paesaggio.
Dopo l'esperienza della cena comunitaria al tramonto di quel panorama mozzafiato, la mattina successiva visita al Centro Naturalistico della Petagna, un altro luogo iconico che nasce dalla passione del farmacista Salvatore Migliore con la moglie Lina per quei luoghi incantati, che trovano nella preistorica pianta della Petagna il loro simbolo più identitario, una pianta che cresce solo lì ed è oggetto di studi botanici da tutto il mondo.
Poi è arrivato il momento del convegno, perché tanta abbondanza, tanta meraviglia richiede un momento di riflessione, che si metta ordine nelle rispettive visioni in modo che i progetti atterrino in maniera compatibile con quei luoghi e nel rispetto delle comunità che le abitano da secoli.
A condurre i vari ragionamenti è stato ancora una volta il giornalista Nino Amadore, firma prestigiosa de Il Sole 24 che da anni è diventato un vero e proprio ambasciatore di quel comprensorio dei Nebrodi; originario di Galati Mamertino vi è sempre rimasto legatissimo ed a passeggiare con lui nei vari comuni della zona ti rendi conto che tutti lo conoscono e con tutti si ferma a scambiare una battuta.
Perché è questa una delle caratteristiche di queste genti, un'accoglienza che non è commerciale e turistica, ma comunitaria, familiare.
Oltre a noi di Sudpress con Christian Costantino, ad immergersi in questo viaggio esperenziale, tra gli altri, il presidente FED ed editore BlogSicilia Biagio Semilia con la moglie Nippy, CEO di Digitrend, l'editore della testata messinese Tempo Stretto Pippo Trimarchi, il presidente della Stampa Parlamentare siciliana Alfredo Pecoraro e Gabriele Amadore per NebrodiNews.
Siamo stati bene, come sempre quando riusciamo ad accogliere gli inviti di Nino Amadore, protagonista anche dell'ormai consolidato Festival del Giornalismo Enogatronomico di Galati Mamertino, un “padrone di casa” premuroso e instancabile divulgatore culturale di quei luoghi e custode con i suoi compaesani di quelle secolari tradizioni.
Scorriamo allora, per mantenerne memoria ed omaggio alla loro qualità, gli interventi che hanno animato il confronto.
Nella sua apertura dei lavori, Nino Amadore racconta il “genius loci” dei Nebrodi: natura, comunità, memoria e turismo lento come chiavi per ridare futuro ai borghi. Longi diventa laboratorio di un modello che valorizza identità, paesaggio e sviluppo sostenibile. Racconta i Nebrodi come un territorio che deve ripartire dal proprio “genio”: non dalla spettacolarizzazione dei luoghi, ma dalla capacità di riconoscere, raccontare e abitare ancora natura, memoria, comunità e cibo. Longi viene indicata come possibile laboratorio di un turismo lento e intelligente, alternativo alla cartolina e capace di contrastare spopolamento e marginalità.
Il sindaco di Longi, l'architetto Calogero Lazzara, racconta la sfida: fare sistema tra i comuni dei Nebrodi, valorizzando natura, sentieri, comunità e identità. Un progetto che punta sul turismo lento per contrastare spopolamento e marginalità, trasformando il territorio in occasione concreta di sviluppo.
Lorenzo Gianguzzi, docente di botanica presso l'Università di Palermo, nella sua dettagliata relazione racconta i Nebrodi come un patrimonio naturale e culturale unico, dove flora, rupi, boschi e comunità si tengono insieme.
La Petagna, “panda vegetale” del territorio, diventa simbolo di biodiversità da conoscere, proteggere e trasformare in turismo consapevole.
Per il geografo e guida AIGAE Beppe Biazzo i Nebrodi non sono un “borgo-cartolina”, ma un territorio fatto di storia, lavoro e relazioni tra comunità e ambiente. La sfida è costruire un turismo di comunità, capace di valorizzare l’identità dei luoghi senza consumarla o trasformarla in semplice vetrina.
Emilio Messina, presidente Federescursionismo Sicila, punta il dito sul paradosso di una Sicilia spesso sconosciuta agli stessi siciliani. Per Longi e i Nebrodi la sfida è rendere visibili Rocche, Stretta, Petagna e boschi, intercettare i flussi verso le Eolie e costruire un turismo slow, guidato e consapevole.
L'ambientalista Salvatore Granata richiama i Nebrodi a una sfida precisa: non trasformare natura e cibo in folclore da vetrina, ma farne cultura, paesaggio e comunità. Il turismo lento ha senso solo se custodisce identità, qualità della vita e futuro dei luoghi.
Nella chiusura, sindaco e vicesindaco di Longi, Alessandro Lazzara, rilanciano la visione del paese come laboratorio dei Nebrodi: fare rete, valorizzare sentieri, natura e comunità, e proseguire con nuovi progetti capaci di trasformare identità e paesaggio in sviluppo concreto.
Insomma, ne ricaviamo la dimostrazione che il ritorno nei paesi non è nostalgia, se produce visione.
Longi oggi lancia quindi una sfida che riguarda tutta la Sicilia interna.
O i borghi diventano comunità organizzate, capaci di cooperare e generare lavoro, oppure resteranno scenografie vuote per qualche weekend ben fotografato.
La differenza la farà la continuità.
Strutture aperte.
Sentieri curati.
Servizi efficienti.
Rete tra comuni.
Coinvolgimento reale degli abitanti.
Perché il turismo lento non vive di slogan.
Vive di manutenzione, competenza e comunità.
E almeno a Longi e nei comuni del comprensorio dei Nebrodi sembra lo abbiano capito e noi continiueremo a seguirli perché ci piace assai questo modo di governare l'economia del turismo, che senza una visione rischia di mangiarsi tutto.










