Da Aci Sant’Antonio, sua terra d’origine, alla vittoria a Masterchef. Il percorso di una chef che ha trasformato talento e determinazione in una cifra stilistica precisa, rivendicando spazio e autorevolezza per le donne nella ristorazione contemporanea e invitando i giovani a credere nella propria arte culinaria.
Una cucina che racconta la Sicilia contemporanea, nei suoi profumi intensi e nei suoi sapori autentici. Un intreccio di colori e suggestioni che riflette un’idea precisa di ristorazione: più inclusiva, più consapevole, capace di riconoscere e valorizzare il ruolo delle donne in un settore ancora prevalentemente maschile.
Con determinazione, gentilezza ed estro creativo, Valeria Raciti rivendica spazio e autorevolezza, facendosi interprete di un cambiamento culturale che passa tanto dai fornelli quanto dalle scelte personali e professionali.
In questa intervista, ci racconta la svolta rappresentata da MasterChef Italia, gli incontri che hanno segnato il suo percorso e la sua visione della cucina come espressione identitaria. Potente il messaggio che desidera trasmettere ai più giovani: credere nella propria arte, avere il coraggio di osare e non smettere mai di formarsi. Perché, come dimostra la sua storia, non è mai troppo tardi per riscrivere il proprio futuro.
Valeria Raciti, una chef che rappresenta veramente l'orgoglio di tutte le siciliane. Hai trionfato nel 2019 nel programma Masterchef con le tue idee creative in cucina, ti chiediamo se oggi il mondo degli chef sia ancora a prevalenza maschile o qualcosa è cambiato? Beh, senza dubbio è ancora azzurro il mondo degli chef, però ci stiamo lavorando. Ho notato che c'è una grande differenza rispetto a qualche anno fa. Le donne forse sono un po' più coraggiose, osano di più, si fanno vedere di più in ambito professionale e l'attenzione si sta spostando anche sulle quote rosa della ristorazione. C'è ancora tanto lavoro da fare, basta fare menzione alle guide che tendono a premiare in prevalenza chef maschili, probabilmente perché le quote femminili sono ancora molto basse. È un lavoro che bisogna fare su più fronti: personale, nell'investimento su sé stesse, e politico, che dovrebbe incentivare la donna a poter fare qualsiasi professione, compresa quella della cucina.
L'esperienza Masterchef nel 2019 ha rappresentato una svolta nella tua carriera. Qual è stato l'insegnamento più importante? Masterchef ti dà la possibilità di capire che non è mai troppo tardi per riscrivere il proprio futuro. Sentirsi dire brava, sentire che qualcuno crede in te più di quanto lo faccia tu, è un grande incentivo. Sono passata dal mettere una pietra sopra al mio precedente profilo professionale al credere in quello che era il mio sogno. Ci sono sogni che non ho mai avuto il coraggio neanche di sognare: quello era uno di questi e poi invece sono riuscita a diventare una chef.
Sono passati anni e quindi forse adesso possiamo dirlo, avevi uno chef del cuore?
Sì, lo chef del cuore è stato Cannavacciuolo. Dietro l'iscrizione a Masterchef c'è stata anche la possibilità di conoscerlo. Ho sempre sentito affine la mia visione dei piatti alla sua. Conoscerlo è stato un grande dono, professionalmente e umanamente. Ho avuto modo di vederlo anche dietro le quinte e l'ho trovato estremamente umano ed empatico.
Se volessi omaggiare le donne con un piatto, che ingredienti utilizzeresti e che piatto faresti? Partirei da qualcosa di estremamente neutro, estremamente bianco, estremamente colorabile, quindi probabilmente un riso, un risotto. Siamo in grado di resistere alla tostatura, quindi ad essere temprate e quindi penso che la mia scelta sia giusta. Poi oserei con delle erbe di campo, delle erbe spontanee, qualcosa che forse adesso che è primavera si potrebbe anche facilmente trovare, non lo so, tarassaco piuttosto che la nepetella o il silene e dei fiori selvatici, della malva, della calendula, per colorare un po' e cercare di dipingere questa tela bianca. Poi forse metterei qualcosa di estremamente forte, intenso, una bottarga, visto che siamo siciliani facciamo una bella bottarga di tonno. Un filo d'olio evo e del pecorino siciliano per suscitare un intenso contrasto pesce/formaggio.
Un consiglio che ti senti di dare ai giovani chef?
Credere sempre in sé stessi e porsi grandi obiettivi. I limiti sono quelli che ci poniamo noi, quindi meglio non porseli e puntare in alto. Anche se non si raggiunge l'obiettivo, la strada percorsa sarà comunque bellissima. Credere nella propria idea di cucina è fondamentale, perché si rischia di emulare gli altri e perdere la propria identità. Non si smette mai di imparare, soprattutto in questo momento, e la formazione continua fa davvero la differenza nel lungo periodo.












