
All’Agriturismo Valle dei Margi, in contrada Margi a Grammichele, si è tenuta in tarda mattinata la conferenza stampa dal titolo emblematico: “Danni, emergenze, risposte concrete”. Un incontro promosso per accendere i riflettori sulle conseguenze del ciclone “Harry” e, soprattutto, per chiedere interventi immediati a livello regionale e nazionale, soprattutto dopo aver visto con i propri occhi quello che Harry ha provocato.
La mattinata infatti è partita dai campi: sono state visitate due aziende agricole, precisamente quella di Maurizio Ialuna e di Marco Frasson. È bastato uno sguardo per comprendere lo stato di emergenza nel quale si trova non solo l’agricoltura ma tutta la Sicilia. Agrumi a terra, come tappeti arancioni dove nessuno sfila, emblema di un disagio che si porta avanti da troppo tempo. Oltre allo spreco di agrumi, un’eccellenza buttata a terra, come ha sottolineato ai nostri microfoni il dottor Favara Francesco, vicesindaco di Palagonia. Produzioni ridotte, piante stressate da anni di siccità alternati a piogge violente, un circolo vizioso che ha reso ancora più evidente l’urgenza delle richieste avanzate nel corso della conferenza.
Ad aprire gli interventi, i saluti di Maurizio Ialuna, responsabile provinciale di Feder.Agri Catania, che ha ribadito come il territorio stia vivendo una delle fasi più difficili degli ultimi anni: produzione compromessa, costi in aumento, aziende senza liquidità e lavoratori sempre più esposti all’incertezza. Accanto a lui, Paolo Ragusa, vicepresidente provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori di Catania, il quale nel corso del suo intervento ha sottolineato il legame tra mondo agricolo e tessuto sociale; in altri termini, difendere le imprese significa difendere famiglie, occupazione e comunità intere.
Senza strategia nazionale non c’è futuro
Ampio spazio lasciato chiaramente all’onorevole Giuseppe Castiglione, membro della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati a cui i numerosi partecipanti hanno posto una domanda, ovvero: esiste una strategia nazionale per salvaguardare l’agricoltura siciliana?
Il ciclone “Harry” è stata sola la punta dell’iceberg, ha aggravato una situazione infatti già segnata da anni di siccità, fitopatie e crisi di mercato, disagi preannunciati ma rimasti inascoltati per troppo tempo. I danni alle colture agrumicole e ortofrutticole provocheranno una riduzione del reddito per produttori e braccianti. Cosa si può fare? Gli esperti oggi presenti non hanno dubbi, è necessario che si proceda alla sospensione immediata di imposte e contributi e favorire piuttosto l’accesso ai ristori. I lavoratori agricoli vanno tutelati, anche attraverso delle misure strutturali per ridurre i costi di produzione e trasporto.
Un tema solo apparentemente lontano a quello agricolo è la transizione demografica. L’Onorevole Castiglione ha allargato lo sguardo adducendo come la sofferenza dei terreni non prescinde dalla crisi demografica del Paese; “Sapere che oggi nascono 370 mila bambini, la metà rispetto a vent’anni fa, significa capire che il tema demografico non è un numero: è il futuro stesso del Paese. Con una media di 1,19 figli per donna e un’aspettativa di vita che supera gli 85 anni, dobbiamo ripensare il sistema previdenziale, sanitario e il nostro modello sociale. Da qui al 2050 l’Italia perderà 4 milioni di abitanti, di cui oltre 3 milioni nel Mezzogiorno: non possiamo far finta di nulla.” Un equilibrio che cambia il sistema previdenziale, sanitario e sociale, ma che incide anche sulla tenuta delle imprese agricole.
Se entro il 2050 l’Italia perderà circa 4 milioni di abitanti – di cui oltre 3 milioni nel Mezzogiorno – il rischio è evidente: meno giovani, meno forza lavoro, meno capitale umano per innovare le aziende. E senza giovani non c’è agricoltura competitiva. Da quanto detto si evince pertanto come senza imprese solide non ci potrà essere un futuro demografico; senza giovani e lavoratori non c’è impresa. Difendere l’agricoltura, oggi, significa difendere il futuro stesso del Paese.










