
Nel vasto patrimonio gastronomico siciliano spicca un formaggio che, per caratteristiche e storia, lo rende quasi un unicum: la Vastedda della Valle del Belìce DOP, uno dei pochissimi formaggi al mondo a pasta filata realizzati con latte ovino.
Prodotta nelle colline e nei pascoli tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo, la Vastedda deve la sua unicità alla filatura del latte di pecora, una tecnica tutt’altro che scontata.
Il latte ovino, infatti, per natura contiene una caseina che non facilita la filatura come accade con quello vaccino; la trasformazione della cagliata richiede dunque manualità antica, delicatezza e grande esperienza dei casari locali.
La sua storia affonda le radici nella tradizione contadina: anticamente, tra giugno e settembre, quando il latte di pecora era prodotto in piccole quantità e difficilmente dava luogo a forme di pecorino, i casari usavano “salvare” la cagliata inacidita lavorandola in acqua calda fino a farla filare.
Ne nacque un formaggio fresco, leggero e fragrante, con una forma che ricorda una focaccina ovale – da cui deriva il nome “vastedda” – e che doveva essere consumato entro pochi giorni dalla produzione.
Oggi, grazie alla denominazione DOP riconosciuta nel 2010, la produzione della Vastedda è tutelata e continua ad alleggerire l’identità gastronomica siciliana. La forma bianca e liscia, priva di crosta, racchiude una pasta dolce e fresca dal sapore caratteristico del latte di pecora, con delicate note acidule.
Quello della Vastedda è uno dei pochi esempi al mondo di pasta filata ovina, un primato che la Sicilia porta con orgoglio nel panorama caseario globale, insieme a poche altre produzioni simili.
La maniera migliore per gustarla è semplice e rispettosa delle sue origini: fette appena tagliate condite con olio extravergine siciliano, pomodoro e origano, oppure accompagnata da un buon bicchiere di vino locale, per apprezzarne la fragranza e la freschezza.










