C’è un’aria limpida che sa di montagna tra i boschi di Galati Mamertino, dove i Nebrodi si aprono come un respiro di Sicilia antica. È qui che noi di SudGusto abbiamo scelto di immergerci, per la decima edizione del Festival del Giornalismo Enogastronomico, un appuntamento che per tre giorni, ha intrecciato la parola al sapore, la notizia al profumo della terra.
Una domenica diversa, vissuta tra mulini e panel, tra le colline e le conversazioni. Anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha deciso di trascorrerla così: ascoltando i racconti dei produttori e lasciandosi condurre dal profumo delle olive appena molite. Un gesto semplice, ma dal valore simbolico, in un tempo in cui l’attenzione verso le aree interne torna finalmente al centro del dibattito pubblico.
L’oro verde e i sapori dei Nebrodi
La giornata si è aperta con la dimostrazione dal vivo del processo di molitura delle olive, offerta dai Premiati Oleifici Barbera: un piccolo rito di territorio che ha riportato tutti all’essenza del lavoro agricolo. Intorno, i colori intensi dei formaggi dei Nebrodi, il profumo del suino nero, le voci dei produttori che raccontano il proprio mestiere come una scelta d’amore.
Il cibo come racconto, ma anche come impresa e sviluppo: i convegni hanno messo in dialogo giornalisti, imprenditori e amministratori, tra cui Dario Cartabellotta, dirigente generale del Dipartimento delle Attività Produttive della Regione Siciliana, che ha sottolineato come «l’enogastronomia sia oggi una delle chiavi strategiche per lo sviluppo dei territori interni: un linguaggio universale che racconta la Sicilia nel mondo».
Giornalismo, economia e visioni di futuro
Sotto il titolo “Turismo responsabile, filiere corte, lavoro nella ristorazione, comunicazione”, il pomeriggio ha offerto un mosaico di esperienze e prospettive. Si è parlato di turismo lento, di qualità e di nuove professionalità, ma anche del valore della comunicazione come ponte tra produttore e consumatore.
Il giornalista Nino Amadore, firma de Il Sole 24 Ore e ideatore del Festival, ha raccontato con emozione il senso profondo di questa rassegna:
“Questo festival nasce dal desiderio di costruire un racconto collettivo della Sicilia, un luogo in cui i giornalisti si sporcano le scarpe di terra e imparano a conoscere da vicino chi fa impresa, chi resiste, chi innova. È un incontro tra chi narra e chi produce, tra la parola e il pane”.
Proprio il “pane” come metafora di condivisione e conoscenza ha attraversato ogni momento del Festival, culminando nella presentazione del libro “Altrove al Sud” dello scrittore e giornalista Robert V. Camuto: un dialogo tra memoria, ritorno e appartenenza, moderato dallo stesso Amadore insieme allo chef Celestino Drago, ambasciatore del gusto siciliano a Los Angeles.
“Il vino da solo non ha senso – ha detto Camuto – è con il cibo che avviene la magia”. Una frase che sembra racchiudere lo spirito di questa decima edizione: la magia di un Sud che si racconta attraverso i suoi sapori, le sue persone, le sue storie.
L’identità che unisce: le voci di Galati
Presente al Festival anche il sindaco di Galati Mamertino, Vincenzo Amadore, che ha sottolineato l’importanza di un evento che restituisce visibilità e orgoglio alle comunità dei Nebrodi.
Convivialità e racconto
Tra convegni e degustazioni del suino nero dei Nebrodi e l’olio appena estratto, si è avvertita un’atmosfera di convivialità autentica, quella che solo la Sicilia sa regalare
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Il Festival del Giornalismo Enogastronomico dei Nebrodi non è solo un evento: è una narrazione collettiva che mette insieme identità, impresa e bellezza.











