
Si è chiusa ieri, 31 agosto, l’ultima, affollatissima serata della Sagra del Grano a Baucina (Pa) : un congedo dall’estate consumato tra profumo di pane caldo, braci accese e musica in piazza. Il piccolo centro della valle dell’Eleuterio ha riportato al centro la sua identità contadina, trasformando il frumento in racconto: dal chicco alla tavola, tra impasti, cotture a vista e degustazioni.
La formula ha confermato il suo fascino: street food di tradizione (pane câ meusa, cuddiruni, salsiccia al finocchietto, stigghiole), prodotti da forno e pasticceria locale — dai biscotti di mandorla ai buccellati — insieme a vini e birre artigianali del territorio. A fare da cornice, esibizioni live e momenti di ballo popolare che hanno tenuto la piazza piena fino a tarda sera.
Non solo assaggi: durante il weekend si sono alternati laboratori per bambini e famiglie, dimostrazioni di impasto e lievitazione, incontri con produttori e fornai che hanno raccontato miscele di grani antichi, tempi di maturazione e cotture in forno a legna. L’idea è semplice e potente: fare della sagra un’aula a cielo aperto, dove gusto e conoscenza camminano insieme.
Per Baucina è anche un investimento sul futuro: la sagra ha portato visitatori nei vicoli del centro storico, valorizzando botteghe e associazioni locali. Un modo per trasformare la memoria del lavoro nei campi in economia di comunità, con ricadute che vanno oltre il weekend di festa.
Archiviata l’edizione 2025, restano le immagini di tavoli condivisi e mani infarinate. Settembre può aspettare ancora un attimo: qui l’estate finisce quando si spegne l’ultima brace e il profumo del pane lascia spazio all’aria fresca della sera. E ieri, a Baucina, quell’istante è stato un applauso.










