
In Sicilia l’estate non finisce al tramonto: resta seduta a tavola la domenica a pranzo, quando la casa si dilata tra balconi, cortili e terrazze e il profumo di basilico, pomodoro e melanzane fa da campanello.
È l’ultima domenica di agosto: le valigie sono lì, semichiuse, ma prima del rientro si consuma un rito che non ammette fretta.
Ogni famiglia ha la sua liturgia. Sulla costa orientale il mare detta il menù: involtini di pesce spada, insalata pantesca con capperi, patate e origano, pane cunzato bagnato d’olio, pomodoro e primosale.
Nel trapanese spuntano le busiate al pesto alla trapanese, nella fascia ionica la Norma con ricotta salata che nevica sul piatto, nell’entroterra i cannati di salsiccia al finocchietto e la parmigiana che, puntuale, finge d’essere “leggera perché è estate” e poi conquista tutti.
Prima, quasi sempre, c’è l’agrodolce: caponata con sedano croccante e mandorle, olive Nocellara, zucchine in scapece, acciughe sott’olio della dispensa. Il pane è di semola, a crosta spessa, pronto a raccogliere sughi e memorie. In molte case circola la bottiglia della salsa fatta in agosto, orgoglio di famiglia: pomodori “passati” a mano, basilico del vaso sulla ringhiera, vapore in cucina e risate in cortile.
Il pranzo è lungo, a capitoli. Tra un piatto e l’altro si parla di mare e di strade, di chi parte e di chi resta, di vendemmie imminenti e di scuole che riaprono. Nel bicchiere passano Grillo, Catarratto, Inzolia, o un Frappato servito fresco; i più sobri scelgono acqua ghiacciata con limone di giardino. Il sole picchia, ma nessuno ha fretta: in Sicilia si sa che per salutare l’estate bisogna accomodarla bene.
Il dolce ha i colori del caldo: gelo di mellone (anguria) lucido come vetro, biancomangiare di mandorla, granita di limone con brioche col tuppo “tanto per rinfrescare”. Qualcuno azzarda i cannoli “mignon”, altri aprono una teglia di pesche ripiene al forno, perché la domenica concede eccezioni.
Poi arriva il caffè, lento e corto, e l’ultimo brindisi: ai nonni che presidiano la tavola, ai cugini dell’estero che ripartono, all’isola che resta. L’estate, in Sicilia, non si misura in settimane, ma in pranzi condivisi. E l’ultima domenica di agosto è il suo gesto più gentile: un arrivederci sussurrato tra un filo d’olio, una foglia di basilico e la promessa — mantenuta ogni anno — di risedersi qui, tutti insieme, alla prima domenica buona.










