Un’atmosfera quasi sospesa, complice il cielo terso, il profilo maestoso dell’Etna e le note swing che si rincorrevano tra i calici. Così si è presentato il parco Peppino Impastato di Belpasso in occasione di Grappoli 2025, la manifestazione che ha celebrato con successo la quarta edizione di un evento ormai centrale nel panorama enogastronomico siciliano.
Oltre settanta cantine hanno animato il cuore pulsante della serata, giunte non solo dall’Etna ma anche da Pantelleria, dalle Eolie, dai Campi Flegrei e dal Vesuvio, in un abbraccio simbolico tra i vulcani del Mediterraneo.
Un tema, quello scelto quest’anno, che ha restituito al pubblico una narrazione profonda del rapporto tra territorio e viticoltura, tra la potenza della natura e la tenacia dell’uomo.
“Grappoli non è solo vino, è identità, è cultura vulcanica”, ha dichiarato il sindaco Carlo Caputo, sottolineando come l’iniziativa rispecchi una visione più ampia di promozione delle eccellenze locali e del patrimonio culturale e naturale di Belpasso. Il vino, dunque, non come lusso elitario, ma come strumento di racconto e condivisione, di scoperta e appartenenza.
Il pubblico ha risposto con entusiasmo: la partecipazione è stata ampia, attenta e curiosa. I visitatori hanno preso parte a degustazioni guidate, masterclass in collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier e l’ONAV, talk tematici e momenti musicali che hanno dato ritmo e calore alla serata.
Tra uno stand e l’altro, si è respirata una socialità autentica, fatta di incontri, sorrisi e riflessioni sul valore attuale del vino e sul suo potere evocativo.
Noi di SudGusto abbiamo percorso questo itinerario sensoriale ascoltando le voci di chi il vino lo produce, lo racconta, lo ama. Donne e uomini che ogni giorno lavorano la terra vulcanica, traducendo in bottiglia la forza e la memoria di luoghi unici. Nei loro racconti, il vino è prima di tutto un linguaggio, una testimonianza viva di resistenza culturale, un patrimonio che unisce.
In un’epoca in cui il vino rischia di essere relegato a status symbol o moda effimera, Grappoli 2025 ha dimostrato che è possibile, e anzi necessario, riportarlo al centro di una narrazione territoriale, emozionale e collettiva.
Una serata che ha lasciato il segno, e che si è chiusa con un arrivederci al 2026.
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