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“Divoti tutti e ccu vera fidi, viva Santu Mauru”: nonostante la pioggia Acicastello onora San Mauro Abate.

2025-01-16 05:00

Valerio Saitta

Focus, eventi,

“Divoti tutti e ccu vera fidi, viva Santu Mauru”: nonostante la pioggia Acicastello onora San Mauro Abate.

Ma come di consueto il momento più emozionante è stato quello della mattinata di mercoledì 15, durante l’abbraccio tra il santo e la cittadinanza.

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Erano previsti pioggia e freddo e così è stato, ma ciononostante Acicastello è riuscita a celebrare ieri il suo Patrono: San Mauro Abate. 

 

Una festa molto sentita dai devoti (che ogni 15 gennaio si svegliano già molto presto al mattino con lo scampanio solenne, lo sparo dei mortaretti e le melodie della banda musicale), ma che ha rischiato quest’anno di saltare del tutto a causa del maltempo. 

 

In effetti il meteo non era dei migliori e fino all’ultimo c’era incertezza se rinviare o meno il giro esterno. 

 

Giro che poi è iniziato regolarmente nel primo pomeriggio ma che si è concluso in anticipo a causa di un forte acquazzone che in serata ha costretto i devoti al veloce rientro in chiesa, proprio nel momento in cui era previsto uno dei momenti più spettacolari: quello dei fuochi d’artificio.

 

La festa di San Mauro comunque era già iniziata alcuni giorni prima, con il triduo di preparazione che ha visto la celebrazione delle sante messe nei pomeriggi di sabato 11, domenica 12 e lunedì 13, animate dalla Congregazione San Mauro e dai gruppi parrocchiali. 

 

Nella mattinata di domenica è stato anche effettuato il tradizionale omaggio floreale alla stele votiva presso il Lungomare Scardamiano. 

Martedì 14, vigilia della festa, si è svolta anche la processione delle reliquie nelle principali vie del paese. 
Ma come di consueto il momento più emozionante è stato quello della mattinata di mercoledì 15, durante l’abbraccio tra il santo e la cittadinanza, con la “svelata” in chiesa delle ore 10, al grido dei fedeli “Divoti tutti e ccu vera fidi, viva Santu Mauru”, mentre venivano sventolati i fazzoletti bianchi. 


A seguire il Pontificale celebrato dal Vescovo Antonino Raspanti. Al termine della Messa il comitato ha donato un'offerta alla struttura Madonna della Tenda, che con impegno accoglie famiglie e donne in difficoltà. 

 

Inoltre, un riconoscimento è stato dato al signor Carmine Pellegrino per il servizio svolto negli anni per la festa, ed in parrocchia, nella guida del fercolo nelle vie della città.
 

Nel primo pomeriggio il busto reliquiario ha effettuato alle 15.30 la sua trionfale “uscita” dalla chiesa, accompagnato dal suono della “muschittaria” e dalle campane e posizionato sulla “Vara”, iniziando così il percorso tra le strade della città. Durante il cammino sono state raccolte donazioni, denaro e oggetti d'oro, in segno di riconoscenza per le grazie ricevute.
 

Annullati purtroppo, a causa della pioggia alcuni momenti tra i più significativi della processione, come la calata di l’Angilu” (la statuetta di angelo che scende dal cielo) nella piazza di Porta Messina e l’arrivo della “Vara” in piazza Castello accolta da uno spettacolo pirotecnico. 
 

Rientrati in chiesa i fedeli hanno quindi salutato il Santo con il tradizionale canto e lo sventolio dei fazzoletti.

 

Mauro, figlio del senatore e console Eutichio e della nobile Giulia, nacque a Roma nel 512. A dodici anni, insieme a Placido, figlio di Tertullo, fu affidato a San Benedetto, abate del Monastero di Subiaco. 

 

Il giovane Mauro, che aveva spontaneamente rinunciato ai comfort della vita agiata della sua famiglia, si distinse per la sua dedizione alla preghiera e al lavoro, tanto da diventare un esempio per gli altri frati. San Mauro compì numerosi miracoli: salvò un giovane zoppo e muto ponendo la stola di San Benedetto sulla sua testa; camminò sull’acqua di un lago per salvare il monaco Placido.


Dopo aver completato la sua opera a Subiaco, San Benedetto si trasferì a Cassino. Qui ricevette la richiesta dal vescovo di Le Mans, Bertrando, di inviare alcuni monaci per la costruzione di un monastero in Francia secondo la Regola. L’abate scelse Mauro e altri quattro frati e li mandò da Bertrando. 

 

Durante il viaggio, ricevettero in una teca d’avorio delle reliquie inviate da San Benedetto. A Vercelli, il messaggero del vescovo di Le Mans, Arderado, cadde dalle scale di una torre, riducendosi in fin di vita. Mauro, mosso da pietà, avvicinò le reliquie alle sue ferite e l’infermo si ristabilì immediatamente.


Sul monte Giura, guarì il figlio di una povera vedova di nome Remeia, che lo aveva accolto. 

 

Celebrou la Pasqua nella diocesi di Auxerre, dove ebbe una visione: un sentiero illuminato che si estendeva verso il cielo, indicato da una figura venerabile come il cammino di San Benedetto per giungere a Dio. Ad Orleans, Mauro e i suoi confratelli appresero della morte di San Benedetto.


Arrivati a Le Mans, tuttavia, scoprirono che il successore di Bertrando aveva rinunciato a realizzare il monastero. 

Si rivolsero allora a un certo Floro, che assegnò loro un terreno sulle rive della Loira, a 20 km da Angers, per costruire il monastero. 

 

Durante la costruzione, Mauro compì altri miracoli: resuscitò un chierico caduto da un’altezza considerevole; liberò persone possedute; e realizzò ulteriori resurrezioni. Una volta completato il monastero, Mauro fondò altre strutture in tutta la Francia.
 

Un giorno, mentre ispezionava il luogo, offrì vino ad Angesario, venuto a parlargli. Ma gli fu detto che la comunità aveva solo poche gocce di vino in un vasetto. 

 

Mauro versò il contenuto del vasetto e riuscì a dissetare oltre sessanta persone presenti. 

 

Quando Mauro sentì che la morte si avvicinava, si ritirò in solitudine e fece costruire una piccola cella vicino alla chiesa di San Martino. 

 

Circondato dai suoi discepoli, morì a 72 anni, precisamente il 15 gennaio 584.

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